Storia

Edificata nella seconda metà del seicento, casa natale di Adalgisa Bisbini: madre di Enzo Ferrari, è una tappa d’obbligo
per chi visita l’appennino Modenese.

Salendo la strada della famosa Valle dei Ciliegi, s’incontra in una cornice di piante secolari, Villa Bisbini, un ristorante dove il fascino della leggenda si unisce al comfort in un elegante connubio.

Immersa nel verde di un parco secolare, nel magico silenzio di un’atmosfera esclusiva e posto lungo una via di comunicazione ricca di valori paesaggistici e storico-artistici, punto di congiunzione tra Appennino e la pianura Padana.

Villa Bisbini è un magnifico esempio di quei “Palazzi di villa” che costituiscono una delle testimonianze più interessanti e significative di un’epoca e di una civiltà di altri tempi.

L’antico si sposa al moderno e l’atmosfera magica, unita all’intimità, creano un ambiente esclusivo e raffinato.

Nei secoli XVII, XVIII, XIX, i Bisbini risultavano la seconda famiglia più ricca del Comune di Marano sul Panaro dopo quella dei Montecuccoli.
Testimonianza delle loro floride condizioni economiche è la casa, decorata dai più noti artisti del tempo e dotata di affreschi prestigiosi.
A Marano la famiglia mantenne, nell’arco di quasi tre secoli, possedimenti e case adibite prevalentemente ad uso agricolo e all’unica attività industriale, quella delle tegole e mattoni.

Villa Bisbini è anche conosciuta per essere la casa natale di Adalgisa Bisbini, madre di Enzo Ferrari e nata proprio qui il 3 Giugno del 1872.

“Chi salute ha,

è ricco e non lo sa!”

Adalgisa insegnò diversi proverbi contadini che torneranno ciclicamente in mente ad Enzo Ferrari, che imparerà a non abbattersi mai ed a vedere sempre nel giorno successivo un nuovo inizio...

Da FERRARI REX, Biografia di Enzo Ferrari di Luca dal monte

Nella foto, dalla destra:
Enzo ferrari in compagnia del fratello Dino,
del padre Alfredo e della madre Adalgisa.

Curiosità

Rodolfo Siviero il “Monument man” Italiano che salvò i capolavori trafugati degli Uffizi durante la II Guerra Mondiale.

In questi giorni nei cinema spopola il film “Monuments Men” con George Clooney, Matt Damon e John Goodman, dedicato alla storia, vera e straordinaria, di un piccolo plotone dell’esercito americano composto da esperti d’arte e direttori di musei che durante la seconda guerra mondiale ha il compito di cercare e recuperare le migliaia di opere d’arte trafugate nei paesi occupati dai nazisti. Molti probabilmente non sanno che anche in Italia nel 1944-45 agiva un “monuments man”, una persona che tentava di salvare le opere d’arte dal saccheggio dei soldati di Hitler.

Si chiamava Rodolfo Siviero, era uno storico dell’arte toscano e un ruolo fondamentale in questo salvataggio delle opere d’arte degli Uffizi e di Palazzo Pitti a Firenze venne “giocato” a Marano nell’estate del 1944. Per un paio di mesi tra luglio e agosto la lunga carovana dei soldati nazisti che portava lontano i capolavori d’arte rubati a Firenze si fermò a villa Bisbini di Marano. I soldati sono diretti al Brennero con un carico prezioso composto da 262 dipinti rinascimentali di Botticelli, Michelangelo, Donatello, Tiziano, Perugino, Pollaiolo.

A Villa Bisbini i 12 soldati che accompagnano le opere hanno anche voglia di divertirsi e dunque a un certo punto, una sera in cui l’alcool viaggiava a fiumi, estraggono da una cassa la “Venere” di Tiziano, uno dei capolavori rubati, e improvvisano una festa pagana davanti al quadro e a un fuoco acceso.

A Marano le opere degli Uffizi e di Pitti rimasero alcune settimane prima di proseguire fino a un deposito in territorio tedesco, presso il tribunale di San Leonardo di Passiria. Dove poi vennero recuperate e restituite ai musei toscani.

Da “L’esperto di opere d’arte ispira Hollywood”
di Stefano Luppi, Gazzetta di Modena 27/02/2014.